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Costipazione da Ascaridi nel puledro

6 set
Tempo di lettura: 5 min

La costipazione da ascaridi si osserva generalmente nei puledri di età compresa tra 3–4 mesi e 1 anno, con un’età media di circa 5 mesi, prima dello sviluppo di un’immunità efficace nei confronti di questo parassita (Clayton and Duncan, 1979; Cribb et al., 2004).

La sede della costipazione da ascaridi è tipicamente rappresentata dal duodeno e dal digiuno prossimale ed è associata a segni clinici riconducibili a un’ostruzione gastrointestinale prossimale, quali dilatazione dell’intestino tenue e reflusso nasogastrico.

La presenza di ascaridi nel reflusso nasogastrico non è di per sé patognomonica di un impaccamento intestinale da ascaridi. La diagnosi si basa sull’anamnesi, in particolare sulla recente somministrazione di un trattamento antielmintico, soprattutto quando viene utilizzata una molecola nota per determinare la morte massiva e contemporanea degli ascaridi piuttosto che una loro eliminazione progressiva, e sull’esame ecografico.

Per quanto riguarda la valutazione ecografica, Nielsen et al. (2016) hanno descritto un sistema di scoring che consente di monitorare il carico parassitario di ascaridi e, successivamente, la risposta al trattamento. Questo sistema di valutazione può rappresentare uno strumento utile nei pazienti responsivi alla terapia medica, consentendo di verificare in maniera oggettiva un’eventuale riduzione del numero di parassiti presenti.

Nei casi sottoposti a trattamento chirurgico, l’esame ecografico può essere eseguito quotidianamente per monitorare la motilità dell’intestino tenue, lo spessore della parete, il contenuto intestinale e il grado di distensione.

Una delle principali limitazioni nella valutazione degli esiti della costipazione da ascaridi è rappresentata dalla disponibilità di un follow-up adeguato, poiché la letteratura riporta una prognosi riservata nella maggior parte dei casi sottoposti a correzione chirurgica, in particolare nei puledri di età inferiore a un anno, nei quali la percentuale di sopravvivenza presenta un’ampia variabilità (Ryu et al., 2004).

Uno studio recente ha riportato una sopravvivenza a breve termine del 64% e a lungo termine del 27% nei casi di ostruzione semplice e complicata sottoposti a trattamento chirurgico. I decessi erano principalmente correlati allo sviluppo di aderenze addominali e alla concomitante compromissione della funzionalità intestinale (Cribb et al., 2006).

Il numero di enterotomie eseguite durante l’intervento chirurgico è direttamente correlato al rischio di sviluppo di aderenze intra-addominali: maggiore è il numero di enterotomie, maggiore è la probabilità di formazione di aderenze.

I casi in cui l'ostruzione viene risolta mediante manipolazione e massaggio del contenuto intestinale fino a determinarne il passaggio nel cieco, associati o meno a tiflotomia, sembrano presentare la prognosi migliore. Tuttavia, l’enterotomia può rendersi necessaria per evitare un’eccessiva manipolazione dell’intestino in presenza di edema della parete intestinale e quando non sia possibile mobilizzare gli ascaridi fino al cieco (Freeman, 2019).

Durante la chirurgia delle coliche, il lavaggio dell’intestino con soluzione fisiologica tiepida viene comunemente effettuato come misura preventiva nei confronti delle aderenze, in particolare quando vengono eseguite enterotomie o colotomie. Si tratta di una semplice precauzione che può contribuire a ridurre il rischio di formazione di aderenze, che rappresentano una delle principali cause di prognosi sfavorevole dopo celiotomia nei puledri (Freeman, 2019).

Poiché durante l’intervento chirurgico non è generalmente possibile rimuovere tutti gli ascaridi presenti, si raccomanda di effettuare un ulteriore trattamento antielmintico nel periodo postoperatorio. È preferibile, ove possibile, utilizzare molecole caratterizzate da una minore efficacia o da una più lenta insorgenza d’azione, così da evitare la morte contemporanea di un elevato numero di parassiti e il conseguente rischio di una nuova ostruzione intestinale (Southwood et al., 1999; Orsini and Divers, 2014).

La resistenza al pyrantel pamoato, uno degli antielmintici utilizzati nei puledri, presenta una notevole variabilità. Per una dose singola di 1× (6,6 mg/kg), la resistenza riportata varia dallo 0 al 71% (media 2%), mentre per una dose doppia di 2× (13,2 mg/kg) varia dallo 0 allo 0% (0%) (Lyons et al., 2011).

I benzimidazoli sono stati indicati come possibile trattamento antielmintico successivo, poiché ritenuti il gruppo di antielmintici meno probabilmente associato allo sviluppo di coliche da impaccamento di ascaridi (Reinemeyer and Nielsen, 2009).

In conclusione, la costipazioen intestinale da ascaridi rappresenta una complicanza sempre più rilevante dell’ascariasi, poiché la prevenzione dell’infestazione è diventata più difficile a causa dello sviluppo di fenomeni di resistenza, in particolare nei confronti di ivermectina, moxidectina e pyrantel pamoato (Lind and Christensson, 2009; Lindgren et al., 2002; Lyons et al., 2008–2011).

Considerata la gravità delle coliche associate ad ascaridi, nei puledri di età inferiore a un anno è pertanto consigliabile utilizzare antielmintici la cui efficacia nei confronti di Parascaris equorum sia stata dimostrata a livello regionale e inserire i soggetti in un programma di monitoraggio mediante esami coprologici periodici.



Bibliografia:

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· Clayton, H.M. & Duncan, J.L. (1979) The development of immunity to Parascaris equorum infection in the foal. Research in Veterinary Science, 26, 383–384.

· Cribb, N.C., Cote, N.M., Bouré, L.P. & Peregrine, A.S. (2006) Acute small intestinal obstruction associated with Parascaris equorum infection in young horses: 25 cases (1985–2004). New Zealand Veterinary Journal, 54, 338–343.

· Freeman, DE (2019) “Jejunum and Ileum” in Auer, Stick, Kummerle and Prange “Equine Surgery” Ch. 35 pp 536-575. 5th edition, Elsevier.

· Lind, E.O. & Christensson, D. (2009) Anthelmintic efficacy on Parascaris equorum in foals on Swedish studs. Acta Veterinaria Scandinavica, 51, 45

· Lindgren, K., Ljungvall, O., Nilsson, O., Ljungström, B.L. Lindahl, C. & Höglund, J. (2008) Parascaris equorum in foals and in their environment on a Swedish stud farm, with notes on treatment failure of ivermectin. Veterinary Parasitology, 151, 337–343.

· Lyons, E.T., Tolliver, S.C., Ionita, M. & Collins, S.S. (2008) Evaluation of parasiticidal activity of fenbendazole, ivermectin, oxibendazole, and pyrantel pamoate in horse foals with emphasis on ascarids. Parasitology Research. 103, pp 287-291

· Lyons, E.T., Tolliver, S.C., Kuzmina, T.A. & Collins, S.S. (2011) Further evaluation in field tests of the activity of three anthelmintics (fenbendazole, oxibendazole, and pyrantel pamoate) against the ascarid Parascaris equorum in horse foals on eight farms in Central Kentucky (2009–2010). Parasitology Research, 109, pp 1193–1197.

· Marshall JF and Blikslager AT (2019) Colic: Diagnosis, Surgical Decision, Preoperative Management and Surgical approaches to the abdomen. In Auer, Stick, Kummerle and Prange “Equine Surgery” 5th edition, Ch. 33 pp 521-528, Elsevier.

· Orsini JA and Divers TJ (2014). “Gastrointestinal system” in “Equine Emergencies” Ch. 18 pp 199-200, 4th edition, Elsevier.

· Reinemeyer, C.R. & Nielsen, M.K. (2009) Parasitism and colic. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice, 25, pp 233–245

· Ryu, S.H., Jang, J.D., Bak, U.B., Lee, C., Youn, H.J. & Lee, Y.L. (2004) Gastrointestinal impaction by Parascaris equorum in a Thoroughbred foal in Jeju, Korea. Journal of Veterinary Science, 5, pp 181–182

· Southwood LL, Baxter GM, Bennett DG, et al, (1998) Ascarid impaction in young horses. Comp Cont Educ Prac Vet; 20, pp 100-106

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